Se il mito di Proserpina rappresenta l’irrigidimento del mondo davanti alla perdita e di conseguenza la nascita delle stagioni, e la figura di Hermes Psicopompo colui che incarna l’argento vivo e il moto perpetuo sembrano antitetiche, esiste un momento preciso in cui queste due forze si incontrano: il viaggio di ritorno dall’Ade.
Devo ammettere il mio amore per questa divinità,
io
l’ho incontrato spesso nella mia vita, nei miei testi preferiti,
nei miti ed affreschi che racconto, ma
principalmente mi illudo di vederlo allo specchio
Il Mediatore dell’Invisibile, la sua natura di Psicopompo
Mentre Demetra, nel suo dolore, rende la terra sterile e Proserpina siede sul trono d’ombra come regina degli Inferi, l’equilibrio del cosmo è spezzato. È qui che interviene Hermes. Non agisce come un guerriero, ma come Psicopompo: l’unico capace di scendere nelle profondità del sottosuolo senza restarne prigioniero. Egli è il “connettore” che permette al dialogo tra vita e morte di riaprirsi.
Il Patto del Melograno
L’astuzia di Hermes si scontra con l’inevitabilità del destino e l’inganno di Ade. Anche il dio più veloce non può cancellare il fatto che Proserpina abbia mangiato i chicchi di melograno. Tuttavia, è proprio grazie alla natura “mercuriale” di Hermes che si giunge al compromesso: la divisione dell’anno. Hermes non risolve mai un conflitto, non é questo il suo ruolo, non puó eliminare l’inevitabilitá della morte, ma la rende parte di un ciclo dinamico.

Dalla Stasi al Movimento
L’unione di questi due miti ci insegna che:
- Proserpina è l’immobilitá necessaria (l’inverno, l’attesa).
- Hermes è l’impulso che riporta il movimento (la primavera, il messaggio).
Senza Hermes, Proserpina resterebbe un’ombra perduta; senza il rapimento di Proserpina, Hermes non avrebbe un abisso da attraversare per dimostrare il potere della parola e della mediazione.
In questa danza tra luce e ombra, la lezione è chiara: anche nel buio più profondo esiste un sentiero tracciato da una guida esperta. L’importante è non cedere mai al Pan, pan-ico! e avere fiducia nel ciclo che, inevitabilmente, riporta alla luce.
Il Messaggero tra le Ombre: perché solo Hermes?
Una domanda sorge spontanea: perché tra tutti gli abitanti dell’Olimpo, è sempre Hermes a varcare la soglia del regno di Ade, mentre gli altri dèi ne restano a debita distanza?
La risposta risiede nella natura stessa degli dèi greci. La maggior parte delle divinità è legata alla vita, alla luce e al “sangue” divino (l’icore); per loro, il contatto con la morte è considerato una forma di contaminazione (miasma). Entrare nell’Ade significherebbe per un dio come Apollo o Afrodite spezzare la propria frizzante e vitale naturalezza.
Hermes è l’eccezione per tre motivi fondamentali:
- L’Assenza di Confini: Hermes è il dio delle soglie (liminalità). Per lui, un confine non è un muro, ma un punto di passaggio. È l’unico che può abitare il “non-luogo” tra il mondo di sopra e quello di sotto.
- La Natura Mercuriale: Come l’elemento che lo rappresenta, Hermes è fluido. Può cambiare stato e vibrazione, adattandosi alla densità dell’ombra senza lasciarsi assorbire da essa.
- Il Mandato di Zeus: È stato investito ufficialmente del ruolo di Psicopompo. Questo gli conferisce un’”immunità” divina che gli permette di traghettare messaggi e anime senza restare intrappolato nelle leggi immutabili del regno dei morti.
Verso un nuovo abisso: L’ombra di Euridice
Il ruolo di Hermes come guida non si limita però ai patti diplomatici tra dèi per il ritorno di Proserpina. C’è un’altra discesa, più silenziosa e tragica, che fa da preludio a una delle storie d’amore più celebri del mito.
Mentre Proserpina incarna il ritorno ciclico, la vicenda di Orfeo ed Euridice ci mostra Hermes in una veste diversa. Qui, il dio non è un negoziatore, ma un testimone silenzioso. È lui che cammina un passo dietro Euridice, pronto a riportarla nell’oscurità nel momento esatto in cui Orfeo, cedendo al desiderio, volterà lo sguardo.
Sarà proprio questa la nostra prossima tappa: un viaggio dove la musica di una lira sfida le leggi dell’Ade, e dove Hermes dovrà compiere il suo dovere più amaro, ricordandoci che non tutto ciò che scende negli Inferi è destinato a risalire.
Ma adesso vi invito ad una riflessione, non trovate ci siano dei parallelismi tra il Dio del Movimento Perpetuo e Gesù di Nazareth?
Il Sabato Santo: Il Dio che scende nell’Abisso
Questa riflessione non è casuale, specialmente in questo Sabato Santo. Mentre il mondo cristiano attende in silenzio la Resurrezione, la liturgia ci ricorda la “Discesa agli Inferi” di Gesù. Proprio come Hermes, Cristo rompe l’isolamento della morte, scendendo nel regno delle ombre per liberare le anime dei giusti.
Entrambi sono figure di Soglia. Se Hermes è il Logos greco — la parola che media tra l’ineffabile Zeus e l’umanità — Gesù è il Logos incarnato che connette l’Eterno al tempo. Non è un caso che le prime immagini cristiane del Buon Pastore ricalchino quasi fedelmente l’iconografia di Hermes Kriophoros (il portatore di ariete): colui che si carica sulle spalle la fragilità dell’anima per scortarla oltre il confine.
Visione di Carl Jung: L’Archetipo del Mediatore
Ma cosa ci dice questa somiglianza sulla nostra natura? Carl Jung ha dedicato pagine fondamentali a questa figura, vedendo in Hermes/Mercurio l’archetipo della mediazione.
Per Jung, Hermes non è solo un dio esterno, ma una funzione vitale della nostra psiche. È il “Terzo Elemento”, quel fluido magico che impedisce alla nostra mente di spezzarsi tra la luce della coscienza (il “Sopra”) e l’oscurità dell’inconscio (il “Sotto”).
- La Discesa come Necessità: Jung spiega che, per evolvere, dobbiamo compiere la nostra katabasis personale. Dobbiamo scendere nei nostri inferi, affrontare le nostre ombre (come Proserpina o Euridice), ma abbiamo bisogno di un mediatore per non restarne prigionieri.
- Il Mercurius Duplex: Proprio come il Sabato Santo è un giorno “doppio” — fatto di morte ma gravido di vita — il Mercurio di Jung è duplex: è l’ingannatore che ci smarrisce, ma è anche l’unico raggio di luce che può guidarci fuori dal labirinto.
Verso il Ritorno alla Luce
In questo Sabato di attesa, la figura di Hermes ci ricorda che il sacro, in ogni sua forma, non ha mai smesso di cercare un modo per dialogare con i nostri abissi. Non è una questione di fede, ma di architettura del pensiero: l’uomo ha sempre avuto bisogno di un mediatore per dare un senso al buio.
Che lo si ritrovi nelle analisi di Jung, nei tratti di un antico pastore che reca un ariete sulle spalle, o nel silenzio di una discesa agli Inferi, il messaggio rimane costante: il confine esiste per essere attraversato.
Il movimento, pur invisibile, non si ferma mai. È il ritmo stesso della vita che si prepara a tornare, ricordandoci che ogni discesa è, in potenza, l’inizio di una risalita. In questo equilibrio tra ciò che resta nell’ombra e ciò che riemerge, la nostra unica bussola rimane la consapevolezza del ciclo, e la volontà di percorrerlo tutto.


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